Fascisti e antifascisti

Tentativi di conciliazione

dalla Prefazione di Diego Fusaro

L’obiettivo del Bergamaschi, infatti, non è di giustificare o di condannare, ma di comprendere cosa realmente fu il fascismo, al di là dell’immagine caricaturale e fumettistica che esso usualmente viene offerta tanto dagli apologeti, quanto dai demonizzatori. E, in questo senso, l’intento può ragionevolmente dirsi raggiunto in forma compiuta.
[…]
È su queste basi che diventa attuabile il programma tratteggiato more geometrico dal Bergamaschi: superare il passato per poter, in tal guisa, abitare pienamente il presente e affrontare le sue sfide e le sue molteplici contraddizioni, ben sapendo che oggi il nemico non è il fascista e non è il comunista, ma il capitalismo globale, economicamente di destra, politicamente di centro e culturalmente di sinistra.

dalla Postfazione di Giuseppe Parlato

Quando un libro suscita domande e discussioni su temi fondamentali, come quelli che si sono voluti qui affrontare, ciò significa che quel libro ha colto nel segno. […] Anche in questo senso la ricerca di Bergamaschi è importante e può, a suo avviso, contribuire a riaprire questioni che sembravano assodate e certe. Ma sappiamo che una storiografia seria non ha confini e necessita costantemente di revisioni. L’importante è che queste revisioni non siano ideologiche o finalizzate politicamente e che siano fondate, come in questo caso, sul rispetto del rigore scientifico e sulla piena e totale assenza di condizionamenti.

È possibile rintracciare una strategia dietro ai tentativi di conciliazione con le varie opposizioni che Benito Mussolini operò prima e dopo la definitiva presa del potere? Tesi di fondo sostenuta dall’autore è quella che il Duce puntasse a realizzare e imporre una democrazia radicale e sostanziale di tipo roussoviano – ben distante da quella parlamentare – con la volontà di coinvolgere direttamente il popolo nella vita della nazione creando una vera e propria fusione di “popolo” e “nazione” e dando vita a uno “Stato sociale” tramite un sindacal-riformismo molto (forse troppo) gradualista; ciò fatto al prezzo di sacrificare parte delle libertà costituzionali e individuali.
È nell’ottica di questa linea di pensiero che Bergamaschi, attraverso una trattazione approfondita, inquadra: i “Patti di pacificazione” del 1921 e il tentativo di creare un partito laburista con i socialisti e la CGIL; i Patti del Laterano del 1929; la sinistra fascista e l’azione culturale di intellettuali come Berto Ricci; l’operazione dei “ponti” messa in atto da Mussolini durante la Repubblica Sociale; l’attività giornalistica di collaborazione con i comunisti di Stanis Ruinas e il tentativo del Duce stesso di trovare, durante il conflitto mondiale, una pace separata con l’Unione Sovietica.